La terza dose dei vaccini: gli immunologi hanno dubbi su Pfizer e Moderna La terza dose dei vaccini sarà necessaria? Gli immunologi hanno dubbi: "Può succedere che alcune fasce d'età non ne abbiano bisogno"

Terza dose sì o no? Il piano vaccinale persegue in modo favorevole quasi in tutto il mondo e, ciò nonostante, arrivano i dubbi dall’Australia per la terza somministrazione del farmaco anti-covid. La ricercatrice biomedica Kylie Quinn, presso la RMIT University, ha seguito lo sviluppo del vaccino Pfizer. Dalla ricerca condotta è emerso che le nostre difese del corpo sarebbero disposte così: “Mattoni in un muro; ogni livello deve essere posizionato prima che venga costruito il livello successivo”.

Ad unirsi a questa tesi è stato anche il co-fondatore dell’azienda farmaceutica tedesca BioNtech, Ugur Sahin, ricordando che il vaccino Pfizer ha un’efficacia massima del 97%, sette dopo la seconda dose”. Sahin ha assicurato che, da quel momento, non sarebbe necessaria una terza dose perché “tra nove mesi e un anno dopo il primo regime è completo”.

Qual è il motivo per cui la terza dose vaccinale non sia indispensabile? La parola degli esperti

Stando a quanto emerso dall’analisi, ciò che conta è l’evoluzione del numero di anticorpi nel sangue delle persone che hanno ricevuto il vaccino. Uno dei motivi messi a fuoco è che questi tendono a diminuire nel tempo; stesso discorso, ovviamente, vale anche per chi ha già contratto il virus.

Il professor Saul Faust, responsabile dello studio all’Università di Southampton, ha spiegato: “Può succedere che alcune fasce d’età non ne abbiano bisogno. Quello che intendiamo non è dettare se un vaccino è migliore di un altro, ma se vale la pena somministrare una terza dose e in quel caso qual è la più adatta”. La ricerca britannica ha avviato uno studio per inserire una terza dose in 3.000 persone vaccinate.

Difatti, anche il vaccino Moderna proporrà ben presto la terza dose. L’amministratore delegato dell’azienda Stéphane Bancel, in un’intervista pubblicata da Le Journal du Dimanche, ha asserito che si dovrà somministrare la terza dose di richiamo alle persone già vaccinate. Stando a quanto raccolto, dunque, secondo Bancel si dovrebbe iniziare già dalla fine dell’estate con i gruppi a rischio che – chiaramente – hanno già ricevuto le prime dosi.

Possiamo dare un colpo di richiamo se l’immunità diminuisce nel tempo, o diminuisce, per ripristinare l’immunità di qualcuno a livelli ottimali”, continua la ricercatrice Kylie Quinn.

Sebbene i laboratori abbiano assicurato che il vaccino possa proteggere dal Covid-19, alcuni immunologi e vaccinologi sono titubanti sul richiamo.

L’immunità del vaccino è più mirata, ma non dovrebbe essere molto diversa dall’aver superato l’infezione naturale“: spiega Carlos Martín-Montañés, il professore di microbiologia all’Università di Saragozza. L’immunologa Margarita del Val, invece, ha spiegato: “Sono di prima generazione, molto buoni, ma possono venire anche migliori“. Ad oggi, i dati di Moderna confermano una durata di almeno otto mesi. Margherita del Val, in un’intervista a Onda Vasca, ha espresso la sua delusione per la terza dose fatta dal partner Pfizer, affermando che “ il secondo dovrebbe essere sufficiente”.

Il motivo principale per la terza dose sarebbe quello di evitare le infezioni da nuove varianti, sempre più aggressive. Ritornando alla spiegazione precedente sugli anticorpi protettivi nel sangue, ciò che preoccupa è che alcune persone li stanno perdendo velocemente. È proprio per tale ragione, allora, che sarebbe necessaria la terza dose vaccinale.

Per Kylie Quinn, il grande beneficio della terza dose risiederebbe proprio nella protezione contro le nuove varianti.

Ma quanto durerà l’immunità?

La sindrome respiratoria acuta grave, SARS-CoV-2, ha una sua evoluzione che però non sembrerebbe influire su nessun tipo di vaccino. Anzi, è bene chiarire che attualmente le vaccinazioni stanno proteggendo la popolazione dal virus.

Meritxell Genescà, ricercatore principale del gruppo di ricerca sulle malattie infettive di Vall d’Hebrón, crede che qualora le varianti non dovessero essere un ostacolo si avrebbe un livello di protezione più lungo. Il suo gruppo di ricerca, infatti, ha presentato un lavoro di “follow – up” su alcune persone risultate positive al virus. È emerso che, queste persone, con o senza anticorpi, hanno sviluppato un buon numero di cellule protettive nel corso del tempo. Per l’esattezza si tratta di cellule T o linfociti, le quali svolgono un ruolo importante nell’immunità permanente perché – in poche parole – svolgono lo stesso ruolo del vaccino.

Se la SARS-CoV-2 ricompare, queste cellule T che sono rimaste lì (nei polmoni, per esempio) per proteggersi reagiscono molto rapidamente per uccidere nuove cellule che potrebbero essere infettate“, spiega il medico.

In conclusione, stando alle tesi degli immunologi, non sappiamo se una terza dose sia necessaria o meno. Per la dottoressa Quinn, invece, le nostre cellule immunitariedevono riposare prima di poter rispondere a dosi aggiuntive “.

Tutto dipenderà dalla rilevanza del Covid-19 dopo l’estate.

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